Piove, usciamo!

Alzi la mano chi da piccolo andava al parco anche se pioveva, e magari aveva il permesso di saltare nelle pozzanghere come Peppa Pig!
Ok, solo io ho avuto un’infanzia difficile?
Sul serio i vostri genitori vi lasciavano andare al parco con la pioggia? E magari sorvolavano quando per tutta casa comparivano segni evidenti -e fangosi- del vostro rientro?
Sono mamma di Tommaso da venti mesi e vi dico che quando era più piccino ed iniziava a muovere i primi passi, suo padre ed io facevamo parte di quella schiera di adulti che preferiva tenere il bambino in casa nelle giornate uggiose, un pò per paura che potesse prendersi un accidente, un pò perché c’è comunque questa tendenza a rintanarsi in casa quando piove.
Ricordo bene quanto complicato ed impegnativo fosse tentare di sconfiggere la noia di un bimbo arcistufo di essere costretto tra quattro mura, e mi sembra ancora di vederlo lì, seduto al centro del salotto tra i soliti giochi, in compagnia del suo bel broncio.
E subito partiva il solito copione: dal leggergli qualche libricino, all’inventare insieme qualche nuovo passatempo utilizzando costruzioni, puzzle o piccoli oggetti di uso quotidiano come ad esempio le mollette da bucato per creare forme, lettere o numeri, al giocare con le sue macchinine preferite. E alla fine, ormai esausti (lo ammetto senza ipocrisie) si finiva accovacciati sul divano a guardare i cartoni.
Ebbene sì, io ero quella che non portava al parco Tommaso quando pioveva, perché ritenevo non avesse granché senso; pensavo che alla fine ci sarebbe potuto andare quando c’era il sole, in questo modo non avrebbe sporcato se stesso, i vestitini ed i giochi di fango; inoltre quando sono piccini si sa, si ha sempre il timore che possano prendere freddo se rimangono bagnati a lungo.
Finché un giorno, insoddisfatti nel riscontrare che nostro figlio, nonostante i numerosi tentativi di impegnarlo in qualsiasi attività, era comunque inquieto ed annoiato, ci siamo guardati e ci siamo posti la seguente domanda: siamo sicuri sia tutto qui ciò che possiamo offrirgli?
La risposta che poco dopo arrivò fu per noi sorprendente: entrambi sentivamo che non era tutto lì, che potevamo impegnarci di più per evitare che Tommaso si annoiasse e questo poteva avvenire semplicemente mettendo in discussione alcune nostre convinzioni, tra cui quella di dover rimandare per forza l’uscita all’aperto in caso di pioggia.
La seconda domanda utile che formulai a me stessa fu la seguente: è veramente una convinzione mia, che fa dunque parte di me, quella di non voler portare mio figlio al parco con la pioggia, o mi è stata inculcata dall’esterno, da qualcun altro?
E’ come quando ti scervelli a pensare e ripensare dove puoi aver messo i tuoi occhiali da vista e poi ti accorgi che erano lì, proprio sopra il tuo naso, e non li avevi mai tolti. Divenne ad un tratto tutto molto chiaro.
Si trattava di qualcosa che mi era stato trasmesso dai miei genitori, qualcosa che avevo vissuto io in prima persona quand’ero bambina.
Credo che molti dei nostri assunti derivino proprio da quello che Konrad Lorenz, medico e professore di psicologia viennese, chiamò “imprinting” (dall’inglese to print in cioè stampare dentro, timbrare), quel particolare tipo di apprendimento per esposizione per cui si tende a fissare nella memoria alcune caratteristiche o comportamenti degli individui da cui si viene cresciuti.
Con questa consapevolezza in tasca, oggi siamo felici di uscire per andare al parco anche se piove (certo, magari evitiamo se fuori imperversa il diluvio universale!) con il nostro bel k-way ed uno zainetto in spalla con un cambio di vestitini pronto all’uso.
Perché vorremmo essere un pò tutti Peppa Pig ogni tanto, e poter saltare liberamente nelle pozzanghere senza temere rimproveri.
Devo ammettere che tutto questo ragionamento è stato facilitato dall’utilizzo della PNL; in particolare ho messo in pratica alcune presupposizioni di base fondamentali che spiegano come si debba iniziare a fare qualcosa di diverso se ciò che si è fatto finora non ha funzionato, partendo dalla premessa che tutti noi abbiamo al nostro interno le risorse per ottenere ciò che vogliamo.
In fin dei conti noi genitori per i nostri figli siamo come uno specchio, e più diveniamo consapevoli di questo, più saremo in grado di comprendere che essere liberi di scegliere noi per primi può tramutarsi in un enorme beneficio per loro, che hanno bisogno di sperimentare il più possibile per essere pronti a fronteggiare qualsiasi situazione durante le varie fasi della crescita.
Mi piace pensare che la prossima volta che direte a vostro figlio “oggi si sta a casa perché piove” magari ripenserete alla mia esperienza e realizzerete quante esperienze utili alla sua crescita rischia di perdersi rimanendo chiuso in casa senza un valido, reale, concreto motivo.
Come mi piace pensare, anche, che alla fine è tutto così semplice e a portata di mano, se solo abbattiamo quei muri che da soli ci creiamo.
E voi genitori, avete mai portato i vostri figli al parco con la pioggia?
Ci sono alcune convinzioni che avete ereditato dai vostri genitori e che vorreste evitare di trasmettere ai vostri figli?
Aspetto le vostre preziose opinioni o esperienze nei commenti, perché il confronto è sempre fonte di arricchimento!

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