Cosa significa essere un genitore consapevole?

Io mi sono risposta molto tempo fa, probabilmente ancor prima che mio figlio nascesse.

Nel profondo sentivo che, per prendermi cura di lui, avrei dovuto abbattere muri, costruire ponti e far entrare un po’ di luce. Il tutto, dentro me stessa.

Credo che essere un genitore consapevole rappresenti una sfida innanzitutto con se stessi e che, per diventarlo, occorra sviluppare una attitudine alla vita empatica e, soprattutto, autentica.

E mentre viviamo ogni giorno nella piena consapevolezza di ogni attimo, valutando e adattando la nostra direzione quando necessario, i nostri figli crescono, e noi con loro.

Ebbene, tutto questo nulla ha a che vedere con la perfezione.

Ha più a che fare con la cura, l’umiltà, la qualità e con l’intenzionalità con cui si sceglie di imparare ogni giorno dai propri errori e di educare all’essere oltre che al fare e al raggiungere.

Tutto questo ha a che fare, in parte, anche con i nostri vecchi schemi mentali, installati nella nostra mente durante la nostra infanzia, e con la nostra personale scelta, di riadottarli o riadattarli al momento presente, rispetto a chi siamo noi e a chi sono i nostri figli.

Si tratta di un processo: conoscere se stessi è un lavoro impegnativo, che non dura un giorno, un mese, un anno ma una vita intera.

È un fiume che scorre e che ci permette di imparare a gestire le nostre correnti emozionali laddove queste si intersecano con quelle dei nostri figli.

Significa abbassare il volume delle nostre aspettative, dei nostri timori e delle nostre preoccupazioni.

Ecco il potere della consapevolezza, è tutto qui.

La consapevolezza è uno strumento.

Una sorta di dispositivo mobile sempre a nostra disposizione, che possiamo allenare coltivando pazienza e curiosità.

E che ci permette di vedere dentro noi stessi, limitando le reazioni automatiche e gestendo in maniera più efficace le situazioni difficili che potrebbero minare il benessere all’interno del rapporto con i nostri figli.

Scegliere di essere un genitore consapevole, talvolta, può addirittura significare fare pace con se stessi e dare valore alla propria esperienza interiore.

Per poter essere in grado di fare altrettanto con i propri figli.

 

Il figlio assomiglia all’inconscio: ci ricorda che non siamo padroni in casa nostra… Ci obbliga a una operazione di decentramento. Il tempo della vita non coincide più con il tempo della nostra vita ma acquista una profondità nuova.
(Massimo Recalcati)

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